Progettare una scala da zero è un’azione molto complessa. In realtà, se organizziamo le idee con metodo e affrontiamo il lavoro con l’idea di restringere subito il campo d’azione, possiamo facilmente trovare in poco tempo la soluzione più pratica.

Il primo elemento su cui focalizzarsi se dobbiamo progettare una scala è conoscerne i tre elementi strutturali fondamentali, ossia i gradini, la rampa e il pianerottolo.

Si tratta di aspetti consequenziali, poiché in un certo senso uno racchiude l’altro e non potrebbe esistere senza il precedente: una rampa è un insieme di gradini consecutivi, e un pianerottolo connette due o più rampe. In un certo senso possiamo considerare un pianerottolo una sorta di gradino più grande a forma quadrata o rettangolare (ovviamente di larghezza non inferiore a quella delle rampe), creato allo scopo di segnalare una svolta nella scala e/o uno spazio di sosta per chi vi sale.

Questo vuol dire che, per forza di cose, dobbiamo sapere in precedenza la destinazione d’uso della scala: la fase di elaborazione del progetto di una scala in un interno di un’abitazione sarà ovviamente diversa da quella per un luogo pubblico (nel primo caso la previsione di più pianerottoli è spesso superflua o addirittura del tutto impraticabile per questioni di spazio).

Per lo stesso motivo, è essenziale stabilire la larghezza di una rampa in funzione del numero di persone che vi devono camminare in contemporanea, e di conseguenza ne va identificato l’uso a priori.

Vanno inoltre identificati subito anche l’alzata (cioè la differenza in altezza tra un gradino e il successivo) e la pedata (profondità del singolo scalino).
Si considera che non esiste un valore minimo per l’alzata, ma solo per la pedata, che prevede almeno 30 cm per scale comuni e 25 per le interne.

La pedata, come sarà facile intuire dal termine stesso, è un valore che risulta derivato da ricerche statistiche sulla lunghezza media del piede umano, stimata in 27 cm.
Inoltre, va considerato anche che al variare della pendenza, chi salirà sulla scala tenderà, generalmente, a modificare la lunghezza del suo passo: ciò implica che più una pedata è aumentata più si andrà a ridurre l’alzata e viceversa.

La cosa principale è sapere il contesto in cui verrà posata l’opera.

Progettare in base al materiale

Quale materiale vogliamo usare?

Un’altra classificazione che può tornarci utile a definire ancora più nel dettaglio il campo d’azione è quella dei tipi di scala secondo il materiale. Ne esistono principalmente tre: in cemento armato, in acciaio e in legno.

A loro volta le scale in cemento armato devono prevedere la cosiddetta soletta rampante, ossia una specie di trave a spessore sulla quale si realizzeranno i gradini, a sua volta poggiata su una trave di partenza e una d’arrivo. La soletta ha uno spessore variabile a seconda del tipo di scala: se siamo in un interno lo troveremo piuttosto piccolo (8 cm) nel caso di una scala a sbalzo a vetro.

La progettazione di una scala in cemento armato può essere anche con trave a ginocchio, dove si crea una particolare forma “a zeta” in cui si innesta i gradini sulla medesima trave con comportamento a mensola. In altre parole, la scala con soletta rampante segue per forza di cose un andamento orizzontale rettilineo (poiché i ferri di armatura non devono mai andare su angoli concavi) e presenta gradini che non hanno funzione portante, mentre quella con trave a ginocchio segue un asse spezzato perimetrale rispetto alla rampa.

Ciò vuol dire che i gradini in questo caso sono mensole portanti. Lo schema strutturale di entrambi le possibilità è simile, ma la trave a ginocchio prevede un maggiore impegno in termini di calcoli di equilibrio e congruenza.

Costruire una forma in pianta del corpo scale

Una volta stabiliti misura e spazi dei tre elementi fondamentali e deciso il materiale, si passa alla fase di costruzione della pianta. In essa vedremo, in pratica, com’è collocato il vano scala, se a forma rettangolare, quadrata o circolare, e dunque è qui che sostanzialmente decideremo la forma stessa della futura scala.

Anche in questo caso, il nostro scopo è rapportarci all’utilità della scala che stiamo progettando: se si tratta di una collocazione interna dove sappiamo di doverla addossare a una parete o dobbiamo sfruttare lo spazio di un angolo, è indicata la scala a rampa. A seconda degli spazi possiamo sbizzarrirci e scegliere quindi un comune andamento lineare, oppure pensare a due rampe ad angolo con lo stesso numero di gradini, interrotte dall’intermedio pianerottolo massimo ogni 15 gradini. Ancora più fantasiosa l’idea delle rampe miste che altalenino tratti curvilinei e rettilinei.

Al centro di una stanza è più indicata invece una scala interna a chiocciola, che è più funzionale in caso di spazi limitati.

Alla fine si potranno inserire gli elementi orizzontali e verticali che fungeranno da protezione, come le ringhiere o i corrimani e i parapetti.

Normative e regolamenti per la realizzazione di una scala

L’ultimo passaggio è la verifica delle normative in termini di progettazione, come la legge sull’eliminazione delle barriere elettroniche, o i criteri per la sicurezza antincendio e le gestioni di emergenza se si è in un luogo di lavoro anziché in un interno. In generale, è consigliato partire dai regolamenti edilizi locali (quelli Comunali), che indicano sempre una serie di misure per le scale interne. Va inoltre verificato se l’immobile ha, per motivi architettonici o storici, a sua volta vincoli ulteriori, che richiedono il Permesso di costruire.

Ricapitolando…

Quello che ci serve è quindi un’accurata schematizzazione che ci permetta di progettare la scala secondo un ordine preciso:

  • Individuiamo chi utilizzerà la scala e dove
  • Identifichiamo le dimensioni di scalini, rampe ed eventuali pianerottoli
  • Decidiamo il materiale
  • Stabiliamo la forma mediante la pianta e inseriamo le protezioni
  • Controlliamo le normative in materia

Come abbiamo visto, dunque, mediante una serie di semplici procedure in sequenza, abbiamo reso più facile la progettazione della nostra scala, basta aver chiaro fin dall’inizio quali elementi sono essenziali rispetto all’utilità finale.

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